Non sarai mica frocio italiano mangiaspaghetti ?

Frank è un armadio, viene dall’Australia, un ragazzo degli anni 50, scaricatore di porto, giocatore di football, ma di quello australiano, quello dove invece di prendere a calci un pallone si prendono a calci tra di loro. Frank ha fatto la guerra, ma non ho capito quale, parla un inglese strascicato, come se fosse ubriaco, ma Frank non beve, credo che si droghi di psicofarmaci, quelli che usano i veterinari per stordire i tori. Frank è devastato dall’adipe ma sotto la sua coltre di grasso si intravedono i lineamenti di un bellissimo selvaggio ragazzo australiano. Io li amo gli australiani, vivono come se non ci fosse un domani, come se dovessero morire tra cinque minuti. Frank ha avuto moltissime donne ed ha figli sparsi in tutto il mondo, perché non hai figli ? non sarai mica frocio italiano mangiaspaghetti ? Frank ha un’idea più tosto (?) confusa degli spaghetti, ho provato a insegnargli la cottura al dente, ma a Frank piacciono proprio così, tipo la colla per attaccare i manifesti. Frank ha un ristorante qui in Isaan al Bufalo Colorato. Vabbè ristorante è una parola grossa. La sua specialità è cotenna di maiale fritta! A quaranta gradi è una bomba a mano che disintegra qualunque fegato. Frank oggi è passato a trovarmi con la sua jeep anni 70 di quelle che usavano gli americani in Vietnam. Si è piazzato fuori al cancello ed ha in iniziato a gesticolare, i miei nipoti si sono messi a piangere. Ehi mate andiamoci a fare un giro a Hua Hin ! Frank ha un fratello che vive a Hua Hin. E’ il suo fratellino maggiore, un altro criminale di due metri per cento chili, maybe more, ci tiene a sottolineare. Frank si diverte con me perché quando mi racconta le sue storie io faccio sempre una faccia sbalordita ed il suo divertimento è proprio quello di sbalordire i suoi mates. Suo fratello ha 74 anni e si è trovato una thai di 35 anni con la quale ha fatto due figli. Ora hanno 3 e 5 anni. Frank voi siete completamente pazzi. Ridiamo di gusto, mi passa del pessimo vino australiano ed un pezzo di cotenna che gronda grasso da tutte le parti.

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Si mi fa piacere tesoro

E’ un appuntamento annuale, un rito, una festa, un incontrare tutta la famiglia riunita. Arrivano dai villaggi più lontani, hanno i calli alle mani, i piedi bruciati dal sole e dalla fatica, le faccie scavate. Parlano una lingua gutturale, incomprensibile, è il dialetto khmer, un misto tra il thailandese di campagna, il cambogiano ed uno dei mille idiomi del Laos. “Sabai di bo ?” oppure “Sa doi ?”

Ogni anno nove monaci di tre templi diversi vengono convocati per pregare in una casa della famiglia . Si commemorano i morti, una specie di due novembre, e si invoca la buona fortuna negli affari e la buona salute.

I monaci vengono pagati per questo.

Io sorrido e faccio il farang, un amico mi scrive su whatsapp: “Già che ci sei fatti leggere la mano e fatti fare i tarocchi! Superstizioni da medioevo! Boycott is the only solution! Fosse per me sti monaci morirebbero di fame! Dissociati, non fomentare questa spirale di ignoranza!”

Una giovane ragazza della famiglia molto giovane e molto carina mi sorride e si avvicina con un pezzo di carta ed una penna. Mi chiede i nomi dei miei morti e se mi fa piacere che i monaci preghino anche per loro. Me lo chiede con una grazia ed una dolcezza infinita, è vestita con un sarong di seta ed un top in tinta, ha un trucco leggero, gli occhi di questa bellissima, ruspante ed ingenua ragazza di campagna sono molto teneri.

Si mi fa piacere tesoro. Scrivo il nome di mia madre, dei miei amici più cari e mi commuovo pure io. Io che non sono mai entrato in una chiesa in vita mia.

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Si ma stai calmo

La prima volta che arrivai in Isaan guardavo fuori dal finestrino risaie, risaie e soltanto risaie. Era la stagione delle piogge ed i campi erano verdissimi, le mondine chine a novanta gradi con una santa pazienza stavano piantando il riso che poi sarebbe germogliato. Avevo in mente i film sul Vietnam e gli elicotteri americani che distruggevano i villaggi con il napalm, i B52 ed i crateri delle bombe. Gli americani avevano perso la guerra, questo popolo di contadini era riuscito a cacciare via i capitalisti. Ma qui non eravano in Vietnam, ma in Thailandia e la Thailandia aveva concesso agli americani le basi aeree per andare a bombardare i vicini comunisti.

Poi sentii un clacson, guardai nello specchietto retrovisore ed avevo attaccato un pullman rosso che cercava di superarmi mentre io ero assorto nei miei pensieri sulla guerra, il Vietnam, i comunisti, i soldati americani che si sfondavano di eroina, la Cambogia, i Rolling Stones, la fatica dei contadini, una vita umile ma onesta (cit.)
Rallento, mi faccio liggiero liggiero sul ciglio della strada ad una carreggiata e mi sorpassa a tutta velocità questo pullman sgangherato con il guidatore incazzatissimo che mi urla KWAI KWAI che sarebbe Bufalo! un’offesa gravissima da queste parti.
Si ma stai calmo!
Era un pullman degli anni 70, il rosso ormai era sbiadito e tendeva al rosa, le ruote dondolavano pericolosamente, i finestrini non c’erano più, i passeggeri sembravano quasi aggrappati per paura di essere sbalzati fuori, donne senza denti che masticavano il bethel con le labbra rosse e gli occhi spiritati, vecchie e magrissime.
Sulla fiancate, grande ed in bella vista, un gigantesco stemma del Liverpool
Del Liverpool ?
Ma come ? I contadini, i comunisti, la lotta al capitalismo, una vita umile ma onesta (cit.) e poi questi tifano per il Liverpool ???

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Nuie vulimme ‘na speranza – Hope is all we need

La prima volta arrivai al Don Muang, mi piaceva quell’aria decadente e anni 70. Una folata di caldo, umidità e sudore quasi mi stordì mentre mi avviavo a ritirare i bagagli su quei rulli sotto le scale. Avevo negli occhi le scene di Fuga di Mezzanotte e mi sentivo pure io in quel film, anche se era stato girato in Turchia.

Un amico in un bar prima di partire mi aveva detto testuale: “Vai in Thailandia ? Ma tu sei pazzo, quello è un viaggio maledetto”. Azz !

Arrivato in centro seguì alla lettera le istruzioni: prenditi un tuk tuk e fatti portare in un massaggio, all’epoca il Monalisa

Presi il tuk tuk e non riuscivo a respirare, c’era un traffico pazzesco, mi feci lasciare per strada ed andai a Khao San Road. Un tipo mi sorrise e mi chiese “scusa mi puoi dare qualche spicciolo ?”. Stava tutto fatto.

A Khao San Road conobbi una ragazza, faceva la puttana, ma io non l’avevo capito

Le chiesi di farmi da guida, di trovarmi un albergo, di portarmi a mangiare, insomma di farmi da balia

Mi portò al Bayoke Hotel, un hotel molto lussuoso, la camera costava 60 dollari a notte e ti sentivi un signore

Lei mi disse che però non potevamo salire insieme in camera.

Io non le chiesi il perchè.

Era molto dolce, aveva come una speranza negli occhi

Dopo due giorni arrivarono altri amici e mi dissero che ero un pazzo a stare in un albergo così costoso

Ci spostammo in una una stamberga a Khao San Road, pagavamo tipo 5 dollari a notte

Lei ci rimase malissimo

Base aerea di Takhli 1974

Poi non ricordo più perché, ma partimmo per Kuala Lumpur, mi sentivo male solo all’idea di lasciarla. Ma lo feci. Ero in Asia da pochi giorni e subito mi esibii nel classico addio al Don Muang con tanto di fiori e lacrime.

I miei compagni di viaggio non hanno mai smesso di prendermi per il culo.

Mi regalò un carillon, e mi disse di pensare a lei ogni volta che lo sentivo suonare.

Questa cosa del carillon l’ho sentita poi raccontare molte altre volte, si deve essere sparsa la voce.

Un americano tranquillo, Filomena Marturano: ci hanno scritto delle storie bellissime.

A Kuala Lumpur capitammo in un albergo molto pittoresco, nei sotterranei c’erano delle signore che facevano i massaggi. Signore nel senso che erano più tosto (?) avanti con gli anni

Mi stesi su di un lettino scarno e freddo, era tipo di metallo, e al buio, in due, mi fecero il più grande massaggio della mia vita

Chiamai mia madre in Italia, mi disse di stare attento e si raccomandò di non bere l’acqua dal rubinetto.

Stavano costruendo le torri, non sapevo niente della Malesia, mi facevano paura i cartelli che mi ricordavano di non drogarmi: c’era la pena di morte.

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Sbandare paurosamente

Un expat americano di 67 anni, si è schiantato contro alcuni bufali che attraversavano la strada nazionale 3, nel villaggio di Tor Teung Thngai, Kampot in Cambogia.
Il farang si è rotto la mano sinistra e la polizia stradale lo ha portato in ospedale.

Io non sono mai andato a sbattere contro i bufali ma spesso prendevo le merde che lasciano per strada. Quando ero fortunato la merda era secca e allora sbandavo paurosamente in mezzo alle risaie. Quando invece era fresca…
Molto pericolosi sono anche i pick up che passano nell’altra corsia e prendono la merda mentre tu li incroci.
Quando è capitato sono tornato a casa completamente ricoperto di schizzi e i ragazzi ridevano, i miei cani mi facevano le feste e Nasina apriva la pompa…

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Un milione di riel

Qui negli ospedali del Bufalo Colorato è pieno di cambogiani, hanno aperto le frontiere e chi può si viene a curare in Thailandia. Le targhe sono in inglese e leggo Phnom Phem ma anche Siem Reap.

Ho sempre avuto una forma di disprezzo per questi che considero ricchi primari dello stato che approfittano del loro status e della loro ricchezza per godere dei privilegi negati alla povera gente. E se fossero khmer rossi che si sono riciclati nel nuovo governo ? 

Untitled 2

First they killed my father

Che poi vengono negli ospedali statali, quelli con il bonus di 30 baht, quelli per i poveri thailandesi. I thailandesi ricchi vanno negli ospedali privati o addirittura dall’Isaan partono per Bangkok. Aspetto il mio turno paziente, arriva una famiglia di cambogiani al gran completo. Sono persone con una grande dignità, il vestito della domenica e le scarpe lise. Gli uomini sono ben pettinati, hanno le camicie abbottonate fino all’ultimo bottone, le donne invece non ti guardano mai negli occhi.

La vecchia nonna ha bisogno di una trasfusione di sangue, sono partiti da Siem Reap ed hanno percorso i 150 km che portano in Isaan attraverso un’unica strada diritta che passa in mezzo ad un paesaggio devastato dalla miseria. L’ho fatta varie volte quella strada ma io andavo in vacanza a vedere i meravigliosi templi di Angkor, i viaggi di questi cambogiani sono molto diversi. La nonna mi dice che in Cambogia non c’è sangue negli ospedali, per questo sono venuti in Thailandia.

Per il viaggio hanno dovuto vendere una vacca. L’hanno venduta al contadino confinante, un pezzo di merda mezzo cinese che ha lucrato sul prezzo sapendo della necessità. L’hanno venduta a un milione di riel. Un milione di riel ? Si, sono circa 8 mila baht.

Vorrei farle mille domande, vorrei chiederle della sua vita sotto la dittatura dei khmer rossi, vorrei farmi raccontare le sue paure, la guerra, le bombe, le esecuzioni, gli omicidi. Quando ero bambino la domenica andavo sempre a pranzo da mio nonno. Era partito volontario per la guerra in Africa, ci sedevamo sul letto e mi mostrava tutti i suoi album di fotografie di quando era soldato.

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I diari della motocicletta isaan

Motorizzazione tropicale, sono le 9 di mattina ed una donna in uniforme ci accoglie sulla soglia di questa palazzina scalcinata in mezzo alle risaie. Ha un’espressione dura, tailleur verde militare, scarpe basse, credere obbedire e combattere. Sono l’unico farang, in tutto siamo una trentina, braccia rubate all’agricoltura, almeno stamattina. Ordini precisi e perentori: sedere, aspettare, firmare documenti, seguire il compagno camerata (?) nella stanza numero uno. Devo rinnovare la patente e l’esame consiste in tre esercizi: riflessi, profondità e colori. Riflessi e colori appena sufficienti, la profondità un disastro, non vedo più niente, come è profondo il mare (?). Il compagno camerata mi guarda costernato, marescià mi sono fatto vecchio, non ci vedo più. Mi fa ripetere l’esercizio cinque volte, alla fine raggiungo il minimo sindacale. Ma per punizione mi manda da solo a guardare un video di 40 minuti in thailandese con i sottotitoli. Nasina dice di non distrarmi perché ci controllano con le telecamere. E la madonna!!!! Poi allineati e coperti a fare le fotografie. Un’altra donna in uniforme, questa volta bianca, l’uniforme, prende un pettine e mi pettina (?), mi abbottona la maglietta e mi dice di non sorridere. Chiudi la bocca! Pago 505 baht e saluto romanamente! A noi!

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